L’opera, suddivisa in due ordini a cinque scomparti e comprensiva di predella, è giunta sino a noi perfettamente integra. È uno dei polittici più fastosi, considerati gli elementi gotici che donano all’opera un elegantissimo svettamento verso l’alto, opera forse dell’intagliatore Domenico Indivini.
Nell’ordine superiore si trovano la Maddalena, San Girolamo, un piccolo tabernacolo in rilievo con Gesù deposto nel sepolcro e angeli con ai lati San Giovanni e la Madonna, San Bernardino e Santa Caterina. Qui nella Pietà il tono cupo del dolore della Vergine è reso anche dal colore scuro dei panneggi.
Nell’ordine inferiore sono rappresentati San Severino Vescovo, San Giovanni Battista, la Vergine in trono col Bambino ed angeli sotto al baldacchino, San Francesco e San Ludovico da Tolosa. L’area centrale del polittico è intrisa di passione, amore e resurrezione, attraverso la mela del peccato originale, il garofano rosso simbolo di amore nuziale, il cetriolo della Resurrezione, la rosa chiusa della verginità, e quella aperta della maternità. San Severino, patrono della città, regge nelle mani un modello di città che si ripropone anche nei polittici di Monte San Martino e Sant’Elpidio, descrivendone la struttura architettonica fortificata tipica del tempo con torri, chiese, mura merlate e porta di ingresso al paese.
È una delle opere più significative di Vittore Crivelli: risente dello stile del fratello Carlo sia nell’incisività delle fisionomie dei santi che nella grande profusione di elementi che esaltano l’abilità decorativa di Vittore, nella varietà di mitre, dei bordi dei mantelli, delle fibbie, delle aureole. L’intensità cromatica e queste caratteristiche, pur convivendo con le novità rinascimentali, fanno di Vittore uno dei continuatori della cultura tardogotica.

Vittore Crivelli

Polittico, 1481

Ordine inferiore: Madonna col Bambino e angeli, S. Severino, S. Giovanni Battista, S. Francesco, S. Ludovico

Ordine superiore: Pietà fra la Vergine Addolorata e S. Giovanni; S. Maria Maddalena, S. Girolamo, S. Bernardino, S. Caterina D’Alessandria

Predella: S. Agata, S. Chiara, S. Stefano, S. Cecilia, S. Lucia, S. Bonaventura, Ultima Cena, S. Antonio, S. Elena, S. Barbara, S. Lorenzo, S. Orsola, S. Brigida

Tempera su tavola
pannello centrale inferiore: 114×62 cm
pannelli laterali inferiori: ciascuno 111×38 cm
pannello centrale superiore: 48×62 cm
pannelli laterali superiori: ciascuno 46×38 cm
predella: 42×253 cm (compresa la cornice)
L’opera, suddivisa in due ordini a cinque scomparti e comprensiva di predella, è giunta sino a noi perfettamente integra. È uno dei polittici più fastosi, considerati gli elementi gotici che donano all’opera un elegantissimo svettamento verso l’alto, opera forse dell’intagliatore Domenico Indivini.
Nell’ordine superiore si trovano la Maddalena, San Girolamo, un piccolo tabernacolo in rilievo con Gesù deposto nel sepolcro e angeli con ai lati San Giovanni e la Madonna, San Bernardino e Santa Caterina. Qui nella Pietà il tono cupo del dolore della Vergine è reso anche dal colore scuro dei panneggi.
Nell’ordine inferiore sono rappresentati San Severino Vescovo, San Giovanni Battista, la Vergine in trono col Bambino ed angeli sotto al baldacchino, San Francesco e San Ludovico da Tolosa. L’area centrale del polittico è intrisa di passione, amore e resurrezione, attraverso la mela del peccato originale, il garofano rosso simbolo di amore nuziale, il cetriolo della Resurrezione, la rosa chiusa della verginità, e quella aperta della maternità. San Severino, patrono della città, regge nelle mani un modello di città che si ripropone anche nei polittici di Monte San Martino e Sant’Elpidio, descrivendone la struttura architettonica fortificata tipica del tempo con torri, chiese, mura merlate e porta di ingresso al paese.
È una delle opere più significative di Vittore Crivelli: risente dello stile del fratello Carlo sia nell’incisività delle fisionomie dei santi che nella grande profusione di elementi che esaltano l’abilità decorativa di Vittore, nella varietà di mitre, dei bordi dei mantelli, delle fibbie, delle aureole. L’intensità cromatica e queste caratteristiche, pur convivendo con le novità rinascimentali, fanno di Vittore uno dei continuatori della cultura tardogotica.