L’opera era collocata in origine nella chiesa di Santa Maria della Misericordia o Santa Maria di Gesù a Montolmo (attuale Corridonia) e fu probabilmente realizzata in occasione dell’edificazione della chiesa o della fondazione della confraternita, tra il 1474 e il 1476.
Dopo essere stato ingrandito, ridipinto e arricchito di nuove figure angeliche alla fine del Cinquecento il dipinto ha subito spostamenti (1765, 1952) e restauri (1950 1961, 2011, 2022).
L’opera fu attribuita a Carlo Crivelli da Cavalcaselle e Morelli e l’autografia crivellescavenne confermata successivamente dalla critica.  Zampetti vi riconobbe un documento fondamentale per riconoscere “una nuova interpretazione più umana e meno iconica del gruppo divino”.
La Vergine è seduta su un trono di marmo con il tipico drappo alla veneziana che cala coprendo lo schienale ed è attorniata da una gloria di cherubini e serafini; ha il capo velato sormontato da una corona circondata da un’aureola e indossa una veste di un rosso acceso, stretta in vita, ricoperta da un sontuoso mantello chiuso al petto da una voluminosa spilla. Tiene saldamente il Bambino in braccio e, guardandolo intensamente, lo allatta da un piccolo seno che appare in una fessura della sontuosa veste. Gesù, con un piglio estremamente naturale, ruota la testa per guardare dietro di sé. La naturalezza della scena è accentuata dallo sfondo azzurro e non più dorato, segno di un’evoluzione nello stile dell’artista.
La forma cuspidata della tavola a sesto acuto fa propendere gli storici a ritenere l’opera la parte centrale di un trittico simile, per stile e struttura, alla Madonna di Poggio di Bretta o ai trittici di Valle Castellana. Tuttavia l’alta qualità formale, la raffinatezza del tratto, la saldezza della composizione e l’accentuato decorativismo, evidente nella decorazione zoomorfa della parte superiore del trono, come pure la vivacità della posa del Bambino, fanno propendere per una datazione più tarda, tra il 1474 e il 1476 circa, di poco successiva al polittico per il Duomo di Ascoli (1473).

Carlo Crivelli

Madonna che allatta il Bambino, 1474-1476 ca

Tempera e oro su tavola, 127 x 84 cm

L’opera era collocata in origine nella chiesa di Santa Maria della Misericordia o Santa Maria di Gesù a Montolmo (attuale Corridonia) e fu probabilmente realizzata in occasione dell’edificazione della chiesa o della fondazione della confraternita, tra il 1474 e il 1476.
Dopo essere stato ingrandito, ridipinto e arricchito di nuove figure angeliche alla fine del Cinquecento il dipinto ha subito spostamenti (1765, 1952) e restauri (1950 1961, 2011, 2022). L’opera fu attribuita a Carlo Crivelli da Cavalcaselle e Morelli e l’autografia crivellescavenne confermata successivamente dalla critica.  Zampetti vi riconobbe un documento fondamentale per riconoscere “una nuova interpretazione più umana e meno iconica del gruppo divino”.
La Vergine è seduta su un trono di marmo con il tipico drappo alla veneziana che cala coprendo lo schienale ed è attorniata da una gloria di cherubini e serafini; ha il capo velato sormontato da una corona circondata da un’aureola e indossa una veste di un rosso acceso, stretta in vita, ricoperta da un sontuoso mantello chiuso al petto da una voluminosa spilla. Tiene saldamente il Bambino in braccio e, guardandolo intensamente, lo allatta da un piccolo seno che appare in una fessura della sontuosa veste. Gesù, con un piglio estremamente naturale, ruota la testa per guardare dietro di sé. La naturalezza della scena è accentuata dallo sfondo azzurro e non più dorato, segno di un’evoluzione nello stile dell’artista.
La forma cuspidata della tavola a sesto acuto fa propendere gli storici a ritenere l’opera la parte centrale di un trittico simile, per stile e struttura, alla Madonna di Poggio di Bretta o ai trittici di Valle Castellana. Tuttavia l’alta qualità formale, la raffinatezza del tratto, la saldezza della composizione e l’accentuato decorativismo, evidente nella decorazione zoomorfa della parte superiore del trono, come pure la vivacità della posa del Bambino, fanno propendere per una datazione più tarda, tra il 1474 e il 1476 circa, di poco successiva al polittico per il Duomo di Ascoli (1473).